C’è una frase contenuta in un articolo pubblicato oggi, 23 giugno, dal Financial Times che dovrebbe far riflettere chiunque si occupi del futuro economico di Piacenza: «Prima o poi i corrieri non serviranno più». A dirlo non è un futurista da conferenza TED, ma Richard Liu, fondatore di JD.com, uno dei più grandi colossi mondiali dell’e-commerce, che impiega circa 700 mila addetti alle consegne. Secondo Liu, saranno i robot a recapitare i pacchi e le aziende devono già prepararsi a riqualificare i lavoratori verso altre mansioni.

Liu Qiangdong (Richard), fondatore di JD.com, l’Amazon cinese che impiega 700mila fattorini (foto creative commons da wikipedia)
La domanda è semplice: cosa significa tutto questo per Piacenza?
Per oltre vent’anni il nostro territorio ha costruito una parte importante della propria identità economica attorno alla logistica. Una scelta quasi naturale: posizione geografica strategica, vicinanza a Milano, infrastrutture, autostrade e disponibilità di aree edificabili. Oggi la logistica piacentina vale circa 2,2 miliardi di euro di fatturato, conta 785 unità locali e impiega quasi 15 mila addetti.
Numeri enormi, che spiegano perché si parli della logistica come della principale vocazione industriale del territorio. Vocazione che, utile dirlo, si diede il territorio con il primo sindaco votato direttamente dai cittadini, Giacomo Vaciago, negli anni ’90. Mi capitò durante la mia collaborazione con il settimanale “Corriere Padano” di intervistare Luca Mercalli, climatologo e divulgatore scientifico che rispetto alle scelte vocazionali disse che fu “un suicidio nel lungo periodo”. Avete sacrificato il terreno agricolo migliore per riempirlo con dei capannoni con lavorazioni a basso valore aggiunto, disse in sintesi.

Da allora a oggi, il settore è cresciuto rapidamente ma oggi la domanda che una comunità dovrebbe porsi non è soltanto quanti posti di lavoro ha creato fino a qui – lasciamo perdere il consumo di suolo, che pure ha un peso enorme – ma quanti ne creerà domani.
L’automazione non è più una prospettiva lontana. I magazzini di nuova generazione sono sempre più automatizzati. I sistemi di movimentazione sostituiscono intere squadre di operatori. L’intelligenza artificiale ottimizza flussi, percorsi e stoccaggi. I veicoli autonomi e i robot per le consegne stanno uscendo dai laboratori ed entrando nella realtà quotidiana. In Cina esistono già sperimentazioni avanzate e i grandi operatori internazionali investono miliardi in questa direzione.
Se questo è il futuro, Piacenza rischia di trovarsi nella stessa situazione di tante città manifatturiere che hanno puntato tutto su un modello produttivo poi trasformato dalla tecnologia.
Il tema non è essere contro la logistica. Sarebbe assurdo. Il tema è chiedersi quale sia il suo futuro con l’AI e l’automazione e quali siano gli scenari che si aprono. La logistica deve essere considerata un’infrastruttura al servizio del territorio, non l’unico orizzonte di sviluppo. Uno sviluppo passato anche da ingenti danni del tessuto sociale: ricordiamo le lotte sindacali che hanno portato solo di recente a sviluppare una contrattazione che riesca a redistribuire in parte il valore prodotto dai lavoratori e dalle lavoratrici della logistica. Invece pare si siano concentrate troppe aspettative occupazionali in un solo settore, facendo così di Piacenza un tessuto produttivo estremamente vulnerabile ai cambiamenti tecnologici.
Non è un caso che proprio negli ultimi mesi, dall’indagine promossa dalla Provincia, sia emersa la necessità di ragionare sul futuro della logistica piacentina in termini non solo quantitativi ma qualitativi: consumo di suolo, sostenibilità, innovazione e impatto occupazionale. Dal 1994 al 2025 il comparto ha occupato oltre 600 ettari di territorio provinciale. La vera sfida per Piacenza non è quindi costruire un altro magazzino.
La vera sfida è capire cosa faranno i piacentini quando i magazzini avranno bisogno di meno persone.
Il Financial Times ci racconta una storia cinese. Ma sarebbe un errore considerarla lontana. Perché quando uno dei più grandi operatori logistici del mondo afferma apertamente che centinaia di migliaia di corrieri saranno sostituiti dai robot, non sta descrivendo il futuro della Cina. Sta descrivendo il futuro della logistica. E Piacenza farebbe bene a discuterne adesso, magari nella prossima campagna elettorale per le amministrative l’anno prossimo. Ma ho come l’impressione che ciò non accadrà…








