Distanze e confini. Amministrativi, geografici, mentali. E del quanto possa essere piccola una città che non guarda oltre il ponte del Po (e al proprio ombelico)
È dai tempi della “zona rossa” di Codogno ai tempi del Covid che mi interrogo su quanto i confini esistano prima di tutto nella nostra testa. O meglio: su quanto spesso finiamo per assumere come naturali confini che naturali non sono affatto. Sono linee amministrative, tracciate su una carta, che però a un certo punto diventano anche linee mentali. Decidono ciò che sentiamo vicino e ciò che percepiamo lontano. Ci dicono che cosa ci riguarda e che cosa, invece, lasciamo scivolare via come fosse affare d’altri.
Eppure basta attraversare il ponte sul Po, lungo la via Emilia, per accorgersi che la realtà è più complessa della geografia burocratica.
Sant’Angelo Lodigiano, Codogno, Maleo, San Rocco al Porto: per molti piacentini non sono “altrove”. Sono nomi familiari. Sono paesi da cui arrivavano compagni di scuola, amici, colleghi, avversari nei campionati giovanili di calcio. Luoghi con cui Piacenza ha sempre avuto rapporti quotidiani, sociali, economici, sportivi, familiari. Un pezzo di territorio che formalmente è Lombardia, provincia di Lodi, ma che nella vita concreta ha spesso condiviso molto più con Piacenza di quanto dicano le mappe.
Per questo mi ha colpito accorgermi quasi per caso che Papa Leone XIV sarà a Sant’Angelo Lodigiano il 20 giugno. Parliamo di circa quaranta chilometri da Piazza Cavalli: più o meno la distanza tra Piacenza e Bobbio. Non esattamente un altro mondo.
(Qui sotto la locandina del quotidiano di Lodi Il Cittadino che fa speciali sulla visita papale)

E allora la domanda, forse ingenua ma non troppo, è questa: possibile che una visita del Papa a quaranta chilometri da Piacenza non sembri interessare quasi nessuno in città? Possibile che il confine amministrativo tracciato a metà del ponte sul Po basti a farci percepire quell’evento come lontano, esterno, non nostro?
La questione non è solo religiosa. Anzi, forse è soprattutto politica e culturale.
Leone XIV, il Papa che con la sua prima enciclica Magnifica Humanitas ha scelto di parlare della custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale, sarà nella città d’origine di Santa Francesca Saverio Cabrini, patrona dei migranti. La visita a Sant’Angelo Lodigiano è prevista dopo la tappa a Pavia e avrà come riferimento proprio i luoghi legati a Madre Cabrini, figura che dedicò la sua vita all’assistenza degli emigranti italiani nelle Americhe e che morì a Chicago il 22 dicembre 1917, nella stessa città in cui è nato il Pontefice.

C’è dentro tutto, se lo si vuole vedere.
C’è il tema delle migrazioni, cioè il grande rimosso del nostro tempo: persone che attraversano confini perché la vita, il lavoro, la fame, le guerre, le disuguaglianze o semplicemente la speranza le spingono a farlo. C’è il tema della dignità umana, che Leone XIV ha messo al centro anche parlando di intelligenza artificiale, ricordando che il progresso tecnologico non può essere separato dalla tutela della persona.
E c’è, soprattutto, il tema dei confini: quelli che proteggono e quelli che escludono; quelli che organizzano la vita amministrativa e quelli che diventano pretesto per alzare muri; quelli necessari e quelli immaginari; quelli che servono a orientarsi e quelli che finiscono per restringere lo sguardo.
In un’epoca in cui una parte sempre più larga della politica — o forse sarebbe più corretto dire dell’oligarchia che pretende di rappresentarla — costruisce consenso su distinguo, discriminazioni, gerarchie, muri e nuove frontiere, una visita del Papa nella città della patrona dei migranti, a quaranta chilometri da Piacenza, dovrebbe almeno incuriosirci. Dovrebbe interrogarci. Dovrebbe farci discutere.
Non perché Piacenza debba appropriarsi di un evento che appartiene anzitutto alla comunità di Sant’Angelo e alla diocesi di Lodi. Ma perché alcuni eventi parlano oltre il luogo in cui accadono. E questo, nel suo piccolo o nel suo grande, parla anche a noi.
Parla a una città che spesso si pensa di confine, ma raramente ragiona davvero sul significato dei confini. Parla a una comunità che vive da sempre incroci, passaggi, contaminazioni, arrivi e partenze. Parla a un territorio che ha rapporti profondi con il Lodigiano, ma che sembra dimenticarsene appena entra in gioco una linea amministrativa.
Forse il punto è proprio questo: non sempre ciò che è vicino ci appare vicino. A volte serve uno scarto, un inciampo, una notizia letta per caso, per capire che abbiamo smesso di guardare oltre il nostro perimetro abituale.
Sant’Angelo Lodigiano non è lontana. Non lo è geograficamente, non lo è storicamente, non lo è socialmente. E la visita di Leone XIV nei luoghi di Madre Cabrini non è una curiosità da trafiletto: è un’occasione per ragionare su migrazioni, dignità, appartenenze, comunità, confini.
Cioè, in fondo, su che cosa voglia dire davvero sentirsi parte di un territorio.
E forse anche su quanto sia piccola una città quando smette di guardare ciò che accade appena oltre il ponte.








