Chi entra nel sito di un ente previdenziale, di solito, non sta semplicemente navigando. Cerca una scadenza, un modulo, una risposta. Vuole capire cosa deve fare, quali prestazioni può richiedere, a chi rivolgersi.

Per questo un sito istituzionale non può limitarsi a contenere informazioni corrette: deve aiutare le persone a trovarle e a comprenderle.

È il senso del rinnovamento di inpgi.it, il cui lavoro ho coordinato nell’ambito del mio incarico di vicepresidente dell’Istituto. Un progetto che incrocia due aspetti del mio percorso: la responsabilità istituzionale e l’esperienza nel giornalismo e nella comunicazione.

Il coordinamento di un lavoro collettivo

Il nuovo portale è stato sviluppato con le competenze informatiche, previdenziali, amministrative e comunicative interne all’INPGI, affiancate da Cultur-e per l’architettura delle informazioni e i percorsi di navigazione.

Il mio ruolo è stato quello di coordinare questo lavoro. Un’esperienza che considero significativa anche sul piano professionale: far dialogare competenze diverse attorno a un obiettivo comune, rendere più semplice il rapporto tra l’Istituto e i suoi iscritti.

La chiarezza come parte del servizio

Una scadenza deve essere riconoscibile. Un adempimento deve poter essere compreso anche da chi lo affronta per la prima volta. Una prestazione deve essere spiegata senza costringere il lettore a conoscere già il linguaggio di chi la gestisce.

Per me, la qualità della comunicazione si misura anche qui: nella distanza che riesce a ridurre tra ciò che un’organizzazione sa e ciò che una persona ha bisogno di capire.

Semplificare non significa togliere precisione. Significa dare un ordine alle informazioni, distinguere l’essenziale dall’approfondimento e accompagnare il lettore senza dare per scontate le sue conoscenze.

È una responsabilità particolarmente importante quando si parla di previdenza, contributi e welfare. Dietro ogni ricerca sul sito c’è una necessità concreta, non un semplice accesso da contare nelle statistiche.

Un progetto da continuare

La pubblicazione di un sito è un passaggio, non la conclusione del lavoro. La chiarezza va mantenuta nel tempo: aggiornando i contenuti, ascoltando le difficoltà delle persone e correggendo ciò che non funziona come previsto.

Gli obiettivi, inoltre, non vanno confusi con i risultati: capire quanto un percorso sia davvero più semplice richiede riscontri e verifiche, non soltanto una buona intenzione progettuale.

Porto con me soprattutto questa convinzione: comunicare un’istituzione significa assumersi una parte della responsabilità del suo rapporto con le persone. È un lavoro di contenuti, organizzazione e ascolto. Ed è uno degli ambiti nei quali riconosco maggiormente il senso della mia professione.

E il nuovo logo INPGI

(febbraio 2025) L’Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani “Giovanni Amendola” si rinnova con una nuova immagine pensata per rappresentare al meglio la missione e i valori dell’ente. Un nuovo logo che vuole trasmettere protezione, solidarietà e costruzione del futuro previdenziale per i giornalisti autonomi – cococo e freelance – con l’obiettivo di rendere riconoscibile l’ente attraverso un segno grafico univoco che prenda il posto di un’immagine confusa e difforme tra online, offline e identità del “brand Inpgi” in generale. Le forme utilizzate nel design si ispirano a concetti di stabilità e crescita, riflettendo il ruolo chiave dell’Istituto di via Nizza nel garantire un sostegno concreto ai giornalisti non dipendenti e ai pensionati.

Due circoli che da soli non si “bastano” ma che, insieme, compenetrandosi, si chiudono attorno al lettering dando così un senso di protezione e unione. Dal punto di vista tecnico, il logo utilizza una palette cromatica basata su tonalità di rosso pompeiano e blu, colori tradizionalmente associati all’affidabilità, alla serietà e alla professionalità. Il blu, in particolare, comunica sicurezza e istituzionalità, mentre il rosso pompeiano – da sempre nel logo Inpgi – aggiunge un tocco di energia e passione, enfatizzando il legame con la professione giornalistica. Per quanto riguarda la tipografia, il font scelto è un carattere sans-serif moderno, selezionato per garantire leggibilità e chiarezza. Questa scelta stilistica enfatizza l’approccio contemporaneo che vuole assumere Inpgi, con un lettering pulito e minimale che vuole significare come trasparenza e accessibilità siano cifre distintive dell’Istituto.

“I giornalisti autonomi e freelance, che spesso si trovano ad affrontare sfide in termini di sicurezza economica e continuità lavorativa, speriamo che possano trovare in questo simbolo un riferimento chiaro alla loro previdenza – spiegano dall’Inpgi – linee moderne e una composizione bilanciata per un sistema di previdenza solido e inclusivo, capace di accompagnare i professionisti dell’informazione nel loro percorso lavorativo e previdenziale. Con questa nuova immagine, l’INPGI rafforza il proprio impegno nei confronti della categoria, evidenziando la sua funzione di PRIMO pilastro per i giornalisti autonomi. Il logo diventa così un segno di appartenenza e fiducia, un punto di riferimento per chi cerca sicurezza nel proprio percorso professionale. Questa trasformazione visiva rappresenta non solo un’evoluzione estetica, ma anche un segnale chiaro della volontà dell’INPGI di rispondere alle esigenze di una professione in continua trasformazione, offrendo strumenti e garanzie per il futuro previdenziale dei giornalisti freelance.

Un progetto realizzato con risorse interne

Un aspetto fondamentale di questa nuova identità visiva è che il logo è stato realizzato interamente grazie alle risorse interne dell’Inpgi, con la direzione del progetto affidata a Mattia Motta, vicepresidente dell’Istituto, al quale il presidente Roberto Ginex ha affidato il compito di seguire gli aspetti legati alla comunicazione interna ed esterna. Questo approccio sottolinea l’impegno e la competenza dell’ente nel valorizzare le proprie risorse per offrire un’immagine rappresentativa della propria missione.