“Houston, abbiamo un problema”. La situazione dell’informazione in Italia sta letteralmente precipitando. Con “informazione in Italia” intendo quello spazio pubblico di creazione di coscienza comune, tra editoria e libertà di espressione, tra un mercato del lavoro che ha ancora i “cococo” e vive di minacce e querele-bavaglio, cone periferie sempre meno illuminate, leccaculismo dilagante e la qualità dei prodotti editoriali in costante declino – mentre il mercato globale vede editori dell’algoritmo della Silicon Valley fare un sol boccone di tutto il resto. Se non inneschiamo a breve un dibattito dal basso, pubblico e trasparente sulle condizioni comatose del giornalismo in Italia (ovvero sul diritto di informare e di essere informati da giornalisti indipendenti) il treno scalcagnato su cui viaggiamo volerà fuori dai binari prima della prossima curva. Per questo ho provato a mettere in fila alcuni dei problemi dell’informazione in Italia ad oggi, a partire da un intervento che ho fatto davanti al parlamento nei giorni scorsi, lo trovate qui sotto.

Condizioni del giornalismo in Italia, oggi:

– Minacce e insulti: in aumento.
– Querele senza fondamento tese solo a chiudere la bocca ai cronisti: in aumento esponenziale.
– Legge contro le querele bavaglio: manca.
– Carcere per i giornalisti: previsto.
-Precarietà e sfruttamento – quindi elusione contributiva, diminuzione della coscienza critica delle persone – aumento esponenziale doppio.
– Ordine dei giornalisti: vigilanza assente sul decoro della professione. Con 120mila iscritti e meno della metà che ha una posizione attiva all’Inpgi, istituto di previdenza obbligatorio.
– Inpgi: rosso profondo. Rappresenta un pilastro della indipendenza e della prevista terzietà del sistema, e per questo si deve reggere da solo ma ha pagato milioni di euro per casse integrazioni e crisi, in procinto di andarsi a schiantare e quindi potrebbe viene assorbito dall’Inps. E questo, tra le altre tragedie, provocherebbe il raddoppio di ogni leccaculismo governativo e padronale degli editori e del sistema in un nanosecondo).
– Giornalisti attivi in Italia: circa 26mila freelance più circa 13mila assunti. Nei 26mila senza contratto di lavoro stabile in 10mila svolgono esclusivamente il proprio lavoro per un singolo editore, ovvero dovrebbe essere assunto.

– Ispezioni, l’Inpgi “riconduce sistematicamente nell’alveo del contratto di lavoro dipendente la stragrande maggioranza” dei precari dell’informazione, come dichiarato dallo stesso ente di fronte al Governo ed editori al tavolo per la Legge 233/22012 ovvero Equo compenso giornalistico. I precari dell’informazione sono i rider o se preferite i braccianti dell’informazione. Colgono i frutti di ciò che accade e poi, in qualche modo, in condizioni lavorative ignobili, li portano sulle tavole degli editori e da lì arrivano sulle Vostre tavole.
Con questi frutti voi dovreste farvi un opinione e dare concretezza a quell’assunto: conoscere per deliberare. Oggi, sinceramente, che livello di conoscenza rispetto ai problemi complessi della società ci viene inoculato dall’editoria italiana? La media della qualità dei prodotti è pessima. La paura resta il motore delle vendite dei giornali rispetto all’approfondimento e alla qualità dell’informazione.
In sintesi della qualità dei prodotti d’informazione che arrivano sulle nostre tavole – proseguendo la metafora agricola – pare non fregare niente a nessuno. Di questa filiera incontrollata in cui regnano ipocrisia, sfruttamento; in cui guerre tra poveri vengono fomentate e orchestrate da “direttoroni”, colleghi pasciuti e capi del personale interessati solo a spremere fino al punto di rottura il capitale umano messo loro a disposizione non parla (quasi) nessuno.
Personalmente, per quel che vale, credo che il futuro della comprensione delle storture del sistema e del suo cambiamento stia tutto qui. C’è qualcosa che dobbiamo dire ai lettori. Non siamo capaci di guardarci allo specchio: l’immagine che ci rimandano i fotoni che rendono l’immagine riflessa alla retine fa veramente troppo cagare per parlarne. Forse conviene che ci costringiate voi lettori a parlare di questo. Vi prego.